giovedì, luglio 23, 2015

E se per una volta dicessimo SI' Expo?

E’ appena nata ma Expo ha già perso tempo. Un tempo: il futuro. Ora Expo non è più un futuro semplice ma è un presente storico fino al 31 ottobre per mutare in passato prossimo dal giorno di Ognissanti in poi. Adesso Expo non sarà bensì è. Ognuno scelga cosa è l’Esposizione Universale. Come un tema d’italiano alle scuole medie. Titolo: “Che cosa è l’Expo 2015?”. Svolgimento: “L’Expo è un’opera incompiuta, l’ennesimo spreco di Stato”. Oppure: “L’Expo è una vetrina mondiale, un orgoglio per Milano e per l’Italia”.

In un caso o nell’altro oggi Expo è: sette anni dopo l’assegnazione, la città del Manzoni e di Gaber accoglie prima Capi di Stato e autorità poi turisti da tutto il mondo.
La presenza dei primi è una scontata questione di rappresentanza istituzionale, la presenza dei secondi no. Da Washington a San Paolo, da Shangai a Pretoria c’è qualcuno con un pezzetto di carta già in tasca o un allegato nella posta elettronica con sopra la scritta variopinta “Expo 2015”.

E Milano come si presenta a chi possiede un tagliando d’ingresso alla fiera a Rho-Pero?



Nelle scorse ore lo ha fatto estraendo un biglietto da visita con nome-e-cognome No Expo scritto a colpi di bottigliette spray, condito con una fastidiosa spruzzatina di lacrimogeni in centro e un antipasto di assalti e cariche che ricordano il G8 di Genova o il ’68. Senza aspettare tv e carta stampata, questa pittoresca cartolina ha fatto il giro del mondo grazie a Internet e ai social network. Bello no?

Nelle ultime settimane una babele di operai ha fatto i salti mortali per consegnare per tempo il maggior numero di padiglioni e infrastrutture e qualche anonimo “appartenente alle galassie dell’antagonismo” ha marchiato tutto con il suo spray. A fronte di un’Esposizione che oggi non sarà sicuramente operativa al cento per cento, la parola d’ordine resta No Expo, nipote di No Muos, cugina di No Tav e lontana parente di No Ponte. Sempre e solo no: sempre e solo contro, per ideologia o per partito preso.

"Questa è l’Italia, bellezza. E tu non ci puoi fare niente" direbbe Humprey Bogart informandosi dall’aldilà sulle vicissitudini di casa nostra. Ma possibile che l’Italia sia ancora questa? Scattante solo nel dividersi  per l’inno nazionale o per uno sconosciuto da aiutare? Sia ben chiaro: con l’Esposizione Universale l’Italia non esce dalla Grande Crisi economica e morale in cui è affondata da anni perché quella palude è ben più profonda di quanto si pensi. Ma l’Expo a Milano ha dato assegni a molte aziende e imprese, stipendi a molti lavoratori e dignità ad altrettante famiglie. E’ un granello di sabbia, senza ombra di dubbio, un granello che potrebbe però grippare gli ingranaggi della Grande Crisi. Milano e i dieci milioni di biglietti già venduti potrebbero essere il traino per agganciare la ripresa e uscire dalle sabbie mobili. Del resto se un turista parte da ogni latitudine per far rotta sulla città di Manzoni e Gaber vuol dire che qualche euro da spendere ce l’ha: prima li userà in Lombardia, poi magari a Venezia, poi a Roma, quindi ad Amalfi…

Se così non fosse, se ai biglietti venduti non dovesse corrispondere un identico numero di turisti in transito dalle parti di Rho-Pero, allora sarebbe giusto criticare Expo2015. Un eventuale flop sarà sovraccarico di motivate critiche e di poltrone da lasciare immediatamente libere. Ma questi conti si faranno alla fine, quando Milano passerà il testimone ad Astana 2017 (Kazakistan).  E se fino a quel giorno scrivessimo SI' Expo?


PS - Alla luce di quanto accaduto nel pomeriggio del primo maggio a Milano, il Sì Expo assume ancora più significato

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