SE RINASCO...BLOGGANDO E' RINATA CON IL TRUCCO NUOVO
Da qualche ora è online la nuova versione della directory italiana di tutti i weblog. E' bella, colorata e la rinfrescata le ha davvero fatto bene. Complimenti a tutti.
by Il barista
SE RINASCO... RIFAREI TUTTO
Se potessi rinascere rifarei punto per punto tutto quello che ho fatto fino ad ora, sbagli compresi. Anzi, soprattutto quelli. Non ho rimpianti,
non ho rimorsi e nella mia vita mi sono presa tutte le soddisfazioni. I momenti tristi? Ci sono, impossibile evitarli... Ripeterei anche quelli: ti aiutano a crescere!
by Ld
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sabato, luglio 27, 2002
SE RINASCO... RIBACEREI QUELLA DANESE ALTA E BIONDA
Se nasco un'altra volta non arrivo fuori tempo massimo per raccontare a Barsauro la mia esperienza estiva. E considerato che questo desiderio non mi pare necessiti la mia reincarnazione per vederlo esaudito ci penso da solo. Ci ho ragionato un po' e sono giunto alla conclusione che il ricordo più bello che ho legato all'estate è quello del primo bacio. Un momento immaginato e atteso in maniera spasmodica. Se dovessi fare un paragone, 1000 volte più di quanto le renne di Babbo Natale aspettino il Natale per sgranchirsi le zampe. Però non fu sotto il vischio, ma in una lontana sera d'estate di ben 17 anni fa, a Marina di Massa, che andai incontro al mio destino di proto-amatore.
E lo feci non senza qualche paura supplementare, oltre alla naturale ansia del caso. La fortunata, ma bisognerebbe sentire lei, si chiamava Mette, ed era una danese (una ragazza non un cane) alta e bionda, con gli occhi naturalmente azzurrissimi in grado di stendere qualsiasi ragazzino dell'hinterland milanese se non chè quella invitante boccuccia aveva incorporato un aggeggio di metallo da cui i miei amici mi avevano premurosamente messo in guardia. "Guarda che se la baci ti resta incastrata la lingua nell'apparecchio" avevano sentenziato con un pizzico di invidia quel pomeriggio in cui comunicai loro con un tantino di vanità che sarei uscito con lei. Un monito che continuava a risuonarmi nelle orecchie quella sera di luglio mentre passeggiavamo mano nella mano sulla spiaggia al chiaro di luna (o di qualcos'altro ma mi sembrava chiaro). All'improvviso ci fermammo, e fu un attimo che durò un secolo, ci guardammo e avvicinammo piano piano le nostre labbra. Il resto fu automatico. Io chiusi gli occhi ma, sorpresa, non fu per la paura di restare impigliato all'apparecchio di Mette e di restare dissanguato. Anche il cappello da ferroviere che indossava e continuava a ricordarmi quel maledetto aggeggio metallico scomparve. Quel che successe poi fu strano ma bellissimo per quanto può essere bello il primo bacio. Per il resto la storia non ebbe un gran seguito.
Lei si fermò in campeggio un'altra settimana poi partì per tornare a casa. Ovviamente giurandomi amore eterno. O almeno quello fu quanto riuscì a capire nel mio pessimo inglese. Qualche settimana dopo, quando ero ancora al camping, ricevetti una lettera. Una di quelle lettere scritte con l'inchiostro colorato e profumato, piena di disegnini come usano scrivere le ragazzine per comunicarti le cose più terribili. Così Mette decise di dirmi che il suo amore non era poi tanto eterno come credeva e mi invitava con una dedica incomprensibile a proseguire la mia vita felice come la mia automobile. La trovai una cosa idiota. Per prima cosa perché avevo 14 anni e non potevo certo possedere un'automobile. Seconda cosa perché mi sembrava una frase senza senso, punto e basta. Me ne feci in fretta una ragione, ma il primo bacio che avevo dato nella vita non potevo certo scordarmelo. Così penso che quella macchina a cui si riferiva Mette fosse color argento. Come il suo bellissimo sorriso.
Il pescatore di asterischi
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Se nasco un'altra volta non arrivo fuori tempo massimo per raccontare a Barsauro la mia esperienza estiva. E considerato che questo desiderio non mi pare necessiti la mia reincarnazione per vederlo esaudito ci penso da solo. Ci ho ragionato un po' e sono giunto alla conclusione che il ricordo più bello che ho legato all'estate è quello del primo bacio. Un momento immaginato e atteso in maniera spasmodica. Se dovessi fare un paragone, 1000 volte più di quanto le renne di Babbo Natale aspettino il Natale per sgranchirsi le zampe. Però non fu sotto il vischio, ma in una lontana sera d'estate di ben 17 anni fa, a Marina di Massa, che andai incontro al mio destino di proto-amatore.
E lo feci non senza qualche paura supplementare, oltre alla naturale ansia del caso. La fortunata, ma bisognerebbe sentire lei, si chiamava Mette, ed era una danese (una ragazza non un cane) alta e bionda, con gli occhi naturalmente azzurrissimi in grado di stendere qualsiasi ragazzino dell'hinterland milanese se non chè quella invitante boccuccia aveva incorporato un aggeggio di metallo da cui i miei amici mi avevano premurosamente messo in guardia. "Guarda che se la baci ti resta incastrata la lingua nell'apparecchio" avevano sentenziato con un pizzico di invidia quel pomeriggio in cui comunicai loro con un tantino di vanità che sarei uscito con lei. Un monito che continuava a risuonarmi nelle orecchie quella sera di luglio mentre passeggiavamo mano nella mano sulla spiaggia al chiaro di luna (o di qualcos'altro ma mi sembrava chiaro). All'improvviso ci fermammo, e fu un attimo che durò un secolo, ci guardammo e avvicinammo piano piano le nostre labbra. Il resto fu automatico. Io chiusi gli occhi ma, sorpresa, non fu per la paura di restare impigliato all'apparecchio di Mette e di restare dissanguato. Anche il cappello da ferroviere che indossava e continuava a ricordarmi quel maledetto aggeggio metallico scomparve. Quel che successe poi fu strano ma bellissimo per quanto può essere bello il primo bacio. Per il resto la storia non ebbe un gran seguito.
Lei si fermò in campeggio un'altra settimana poi partì per tornare a casa. Ovviamente giurandomi amore eterno. O almeno quello fu quanto riuscì a capire nel mio pessimo inglese. Qualche settimana dopo, quando ero ancora al camping, ricevetti una lettera. Una di quelle lettere scritte con l'inchiostro colorato e profumato, piena di disegnini come usano scrivere le ragazzine per comunicarti le cose più terribili. Così Mette decise di dirmi che il suo amore non era poi tanto eterno come credeva e mi invitava con una dedica incomprensibile a proseguire la mia vita felice come la mia automobile. La trovai una cosa idiota. Per prima cosa perché avevo 14 anni e non potevo certo possedere un'automobile. Seconda cosa perché mi sembrava una frase senza senso, punto e basta. Me ne feci in fretta una ragione, ma il primo bacio che avevo dato nella vita non potevo certo scordarmelo. Così penso che quella macchina a cui si riferiva Mette fosse color argento. Come il suo bellissimo sorriso.
Il pescatore di asterischi
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mercoledì, luglio 24, 2002
SE RINASCO... VOLEREI GRAZIE AL KARMA
A parte il fatto che se rinasco voglio essere un uccello, comunque un animale che vola…
Però, se il mio karma dettasse diversamente e mi ributtasse su questa terra…con i piedi per terra…allora… sì certo..qualche cosina la
cambierei… Innanzitutto vorrei rinascere figlia unica…Poi, vorrei un padre impiegato e non dirigente…che possa così dedicare
A ME tutto il suo tempo libero.
Vorrei iniziare a fare i tornei di tennis a 14 anni e non a 18 come ho fatto…Vorrei essere più carina di come lo ero da ragazzina... Vorrei un’infanzia un po’ più normale, con fidanzatini e le uscite del sabato sera, compatibilmente con il tennis agonistico…
Poi, se la carriera tennistica me lo consentisse, come credo, andrei avanti e diventerei forte e, come tutti i tennisti in pensione,
diventerei maestra di tennis e farei la maestra a vita…magari sposata ad un altro atleta…
Se la carriera tennistica venisse stroncata, allora rifarei l’università, ma in 4 anni mi laurerei e poi farei un master in direzione aziendale e farei marketing e pubblicità…o meglio ancora mi butterei in qualche agenzia pubblicitaria…
Se il karma fosse così stronzo da farmi rinascere nella stessa famiglia e nelle stesse condizioni…allora rifarei tutto quello che ho fatto…
perché ho vissuto le mie scelte, le mie responsabilità… e dopotutto come sono adesso non mi dispiace affatto…Tutto considerato se il futuro sembrasse così roseo come mi sembra adesso, …perché no?
Dicono che se il karma ti fa rivivere la stessa vita allora è perche’
hai fatto qualcosa di sbagliato hai fatto soffrire qualcuno o non ti sei dato tutte le possibilità?
… fino ad ora solo una cosa mi sembra di aver sbagliato…: non ho mai mandato a quel paese i miei genitori… ma non credo che nella prossima vita lo farei mai…E quindi, alla fine, le mie vite, su questa terra, sarebbero tutte uguali… sigh…
Quindi intanto mi ringrazio… poi potrò mandare me a quel paese…Che ne dici?
by Maggie
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A parte il fatto che se rinasco voglio essere un uccello, comunque un animale che vola…
Però, se il mio karma dettasse diversamente e mi ributtasse su questa terra…con i piedi per terra…allora… sì certo..qualche cosina la
cambierei… Innanzitutto vorrei rinascere figlia unica…Poi, vorrei un padre impiegato e non dirigente…che possa così dedicare
A ME tutto il suo tempo libero.
Vorrei iniziare a fare i tornei di tennis a 14 anni e non a 18 come ho fatto…Vorrei essere più carina di come lo ero da ragazzina... Vorrei un’infanzia un po’ più normale, con fidanzatini e le uscite del sabato sera, compatibilmente con il tennis agonistico…
Poi, se la carriera tennistica me lo consentisse, come credo, andrei avanti e diventerei forte e, come tutti i tennisti in pensione,
diventerei maestra di tennis e farei la maestra a vita…magari sposata ad un altro atleta…
Se la carriera tennistica venisse stroncata, allora rifarei l’università, ma in 4 anni mi laurerei e poi farei un master in direzione aziendale e farei marketing e pubblicità…o meglio ancora mi butterei in qualche agenzia pubblicitaria…
Se il karma fosse così stronzo da farmi rinascere nella stessa famiglia e nelle stesse condizioni…allora rifarei tutto quello che ho fatto…
perché ho vissuto le mie scelte, le mie responsabilità… e dopotutto come sono adesso non mi dispiace affatto…Tutto considerato se il futuro sembrasse così roseo come mi sembra adesso, …perché no?
Dicono che se il karma ti fa rivivere la stessa vita allora è perche’
hai fatto qualcosa di sbagliato hai fatto soffrire qualcuno o non ti sei dato tutte le possibilità?
… fino ad ora solo una cosa mi sembra di aver sbagliato…: non ho mai mandato a quel paese i miei genitori… ma non credo che nella prossima vita lo farei mai…E quindi, alla fine, le mie vite, su questa terra, sarebbero tutte uguali… sigh…
Quindi intanto mi ringrazio… poi potrò mandare me a quel paese…Che ne dici?
by Maggie
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SE RINASCO... AVRO' LO STUPORE DI UN BAMBINO
Siete veramente sicuri di non poter rinascere? Siete certi di non aver mai aperto gli occhi con quello stupore dei bambini dicendo… tutto questo ha un colore nuovo, un odore che non ricordavo… un luccichio diverso…La prima volta che sono rinato avevo dato il mio primo bacio. Un po’ dolciastro come ricordo, ma vi assicuro che ho aperto gli occhi su un mondo nuovo. Si tratta solo di una sensazione perché la realtà – sfortunatamente documentata dal mio migliore amico – era quella di un bacio durante una sbornia. Dunque, l’aggettivo “dolciastro” in questo caso va letto non in senso metaforico, ma organolettico. Eppure…
La seconda volta che sono rinato è stata ancora più “sentimentale”: toccando la mano del mio primo bimbo. Se non avete figli è difficile da capire. Improvvisamente il mondo normale si riempe di pannolini, di notti insonni, di ansie e ansiolitici. Di grandi gioie e terrificanti timori, di momenti estatici e di ire furibonde.
Penso che rinascerò ancora. E ancora. E ogni volta sarà un’esperienza, una novità, una follia. Eppure una cosa semplicissima chiamata vita.
by Andrea
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Siete veramente sicuri di non poter rinascere? Siete certi di non aver mai aperto gli occhi con quello stupore dei bambini dicendo… tutto questo ha un colore nuovo, un odore che non ricordavo… un luccichio diverso…La prima volta che sono rinato avevo dato il mio primo bacio. Un po’ dolciastro come ricordo, ma vi assicuro che ho aperto gli occhi su un mondo nuovo. Si tratta solo di una sensazione perché la realtà – sfortunatamente documentata dal mio migliore amico – era quella di un bacio durante una sbornia. Dunque, l’aggettivo “dolciastro” in questo caso va letto non in senso metaforico, ma organolettico. Eppure…
La seconda volta che sono rinato è stata ancora più “sentimentale”: toccando la mano del mio primo bimbo. Se non avete figli è difficile da capire. Improvvisamente il mondo normale si riempe di pannolini, di notti insonni, di ansie e ansiolitici. Di grandi gioie e terrificanti timori, di momenti estatici e di ire furibonde.
Penso che rinascerò ancora. E ancora. E ogni volta sarà un’esperienza, una novità, una follia. Eppure una cosa semplicissima chiamata vita.
by Andrea
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martedì, luglio 23, 2002
SE RINASCO...MA QUESTA VITA E' POI TANTO INDEGNA?
E si ricomincia. Questa volta non sono ammessi sbagli, l'esperienza di una vita c'è. E partiamo anche con una possibilità in più: il barista Sauro, piccolo dio virtuale, ci offre un'ampia scelta. E allora ecco il dubbio amletico. Cosa o chi vogliamo essere? Troppo semplice gridare Berlusconi, Bill Gates o il clitoride. Rimaniamo un po' coi piedi per terra. Siete convinti che la vostra vita sia così indegna da non essere rivissuta?Domanda filosofica del cazzo, lo so. Però il nostro alticcio barista non è in grado di assicurarci una vita migliore. E quindi è ovvio che la scelta sarà senz'altro materiale. Un po' più di soldi. Magari puliti. Non vorrei ritrovarmi nei panni di Previti o Escobar.
P.S. Scommetto che sono in molti ad averlo pensato. Già sento le vostre voci levarsi in coro: "Sì, se rinasco voglio essere Michele!!!". Mi spiace, non credo che il mondo sia pronto per questo...
by Mike
PS DAL BANCONE: il barista rettifica: "piccolo dio virtuale".... perchè "piccolo"?
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E si ricomincia. Questa volta non sono ammessi sbagli, l'esperienza di una vita c'è. E partiamo anche con una possibilità in più: il barista Sauro, piccolo dio virtuale, ci offre un'ampia scelta. E allora ecco il dubbio amletico. Cosa o chi vogliamo essere? Troppo semplice gridare Berlusconi, Bill Gates o il clitoride. Rimaniamo un po' coi piedi per terra. Siete convinti che la vostra vita sia così indegna da non essere rivissuta?Domanda filosofica del cazzo, lo so. Però il nostro alticcio barista non è in grado di assicurarci una vita migliore. E quindi è ovvio che la scelta sarà senz'altro materiale. Un po' più di soldi. Magari puliti. Non vorrei ritrovarmi nei panni di Previti o Escobar.
P.S. Scommetto che sono in molti ad averlo pensato. Già sento le vostre voci levarsi in coro: "Sì, se rinasco voglio essere Michele!!!". Mi spiace, non credo che il mondo sia pronto per questo...
by Mike
PS DAL BANCONE: il barista rettifica: "piccolo dio virtuale".... perchè "piccolo"?
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SE RINASCO...RIFACCIO TUTTO, ERRORI COMPRESI
Ok .. ho alzato la mano la settimana scorsa, ammettendo di non aver avuto avventure estive ... ed ora oserei quasi dire che tornando indietro non cambierei assolutamente nulla. Mi faccio quasi schifo da sola. E non perchè dagli errori s'impara .. perchè se così fosse, se avessi imparato qualcosa tornando indietro agirei diversamente, invece vi dico che nonostante i miei errori tornando indietro rifarei nuovamente tutto .. ogni minimo errore io lo rifarei. Perchè è anche grazie al mio passato che ora sono così. L'unica cosa ... avrei curato molto di più le mie amicizie, persone che con il passare del tempo si sono perse di vista.
Quindi se nasco un'altra volta ...o rivivo questa vita passo dopo passo .. oppure se volete qualcosa di diverso, fatemi esser un'altra persona .. con un altro carattere .... ed avrò una vita diversa.
by Mae
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Ok .. ho alzato la mano la settimana scorsa, ammettendo di non aver avuto avventure estive ... ed ora oserei quasi dire che tornando indietro non cambierei assolutamente nulla. Mi faccio quasi schifo da sola. E non perchè dagli errori s'impara .. perchè se così fosse, se avessi imparato qualcosa tornando indietro agirei diversamente, invece vi dico che nonostante i miei errori tornando indietro rifarei nuovamente tutto .. ogni minimo errore io lo rifarei. Perchè è anche grazie al mio passato che ora sono così. L'unica cosa ... avrei curato molto di più le mie amicizie, persone che con il passare del tempo si sono perse di vista.
Quindi se nasco un'altra volta ...o rivivo questa vita passo dopo passo .. oppure se volete qualcosa di diverso, fatemi esser un'altra persona .. con un altro carattere .... ed avrò una vita diversa.
by Mae
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lunedì, luglio 22, 2002
SE RINASCO...DIVENTO DONNA O PRETE
Se nasco un'altra volta...divento donna o divento prete. Non credo sia facile vivere in un mondo maschilista come questo per una donna mediamente intelligente, ma credo proprio che vorrei avere le tette. Certo potrei operarmi anche adesso, ma io parlo di tette vere, di trucchi, di
armi seduttive senza limiti. Parlo di una vita diversa, di emozioni differenti. Parlo di attenzioni, di modi, di corteggiamenti, di scarpe...e di tutto quel fantastico universo che circonda il gentil sesso. Se potessi rinascere vorrei essere quindi femmina, se possibile anche bella...aiuta....
Altrimenti mi farei prete...immaginate che meraviglia...niente lavoro (intendo quello vero), nessun imbarazzo nello scegliere la camicia o gli abbinamenti da indossare al mattino, la possibilità di sapere i cazzi di tutti con la scusa della confessione, mangiare a sbaffo,
stare in mezzo ai giovani e dir loro delle cose sagge o presunte tali. Unico neo? il celibato forzato...ma del resto a qualcosa dovrò pure rinunciare, e poi chi è senza peccato scagli la prima pietra...
by Yago
Se nasco un'altra volta...divento donna o divento prete. Non credo sia facile vivere in un mondo maschilista come questo per una donna mediamente intelligente, ma credo proprio che vorrei avere le tette. Certo potrei operarmi anche adesso, ma io parlo di tette vere, di trucchi, di
armi seduttive senza limiti. Parlo di una vita diversa, di emozioni differenti. Parlo di attenzioni, di modi, di corteggiamenti, di scarpe...e di tutto quel fantastico universo che circonda il gentil sesso. Se potessi rinascere vorrei essere quindi femmina, se possibile anche bella...aiuta....
Altrimenti mi farei prete...immaginate che meraviglia...niente lavoro (intendo quello vero), nessun imbarazzo nello scegliere la camicia o gli abbinamenti da indossare al mattino, la possibilità di sapere i cazzi di tutti con la scusa della confessione, mangiare a sbaffo,
stare in mezzo ai giovani e dir loro delle cose sagge o presunte tali. Unico neo? il celibato forzato...ma del resto a qualcosa dovrò pure rinunciare, e poi chi è senza peccato scagli la prima pietra...
by Yago
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SE RINASCO...SOGNANDO L'AFRICA
Certo di errori nella vita se ne fanno tanti e capita spesso di ripetersi: "Ah, se tornassi indietro, non...". In verità la mia vita, seppure con tutti gli incidenti di percorso, mi va bene così com'è con le gioie e i dolori, ma se chiudo gli occhi mi piace sognare ad un'esistenza completamente diversa. Passando da un eccesso all'altro: dalla vita spericolata di una professionista del crimine, a quella più squinternata di una diva del cinema, a quella di una mamma di quattro gemellini divisa tra pannolini e pappette. Ma la storia che sogno più di frequente e che solo per mancanza di coraggio non ho mai realizzato è quella di una donna, che viaggia per conoscere ogni angolo di questo mondo e decide di diventare una volontaria.
Sceglie di andare in Africa per dare una mano a un'equipe di medici in un villaggio dove manca tutto. Mi vedo vestita con una tunica in lino beige, i capelli rasati come un maschiaccio, a piedi nudi sulla terra sabbiosa che ti ricopre ogni scampolo di pelle scoperta. Fa caldo, ma si sta bene. Attorno una nidiata di bimbetti con gli occhi sgranati e le manine tese verso di me. Le emergenze sono all'ordine del giorno e le 24ore corrono tra flebo, siringhe e garze. Non c'è tempo per riflettere in terra d'Africa, bisogna solo darsi da fare per aiutare chi ne ha bisogno. E a fine giornata sdraiarsi sulla propria branda e ripensare alle fatiche è la più bella soddisfazione che possa sognare. Se le forze me lo consentono trovo anche il tempo per scrivere degli appunti su tutto quello che mi succede attorno e per scattare qualche foto ai miei compagni di villaggio. Manca solo un tassello per completare la storia: come finisce l'avventura africana? Forse l'avventura si trasforma in una scelta di vita e dall'Africa quella donna non se ne va più.
by Elena
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Certo di errori nella vita se ne fanno tanti e capita spesso di ripetersi: "Ah, se tornassi indietro, non...". In verità la mia vita, seppure con tutti gli incidenti di percorso, mi va bene così com'è con le gioie e i dolori, ma se chiudo gli occhi mi piace sognare ad un'esistenza completamente diversa. Passando da un eccesso all'altro: dalla vita spericolata di una professionista del crimine, a quella più squinternata di una diva del cinema, a quella di una mamma di quattro gemellini divisa tra pannolini e pappette. Ma la storia che sogno più di frequente e che solo per mancanza di coraggio non ho mai realizzato è quella di una donna, che viaggia per conoscere ogni angolo di questo mondo e decide di diventare una volontaria.
Sceglie di andare in Africa per dare una mano a un'equipe di medici in un villaggio dove manca tutto. Mi vedo vestita con una tunica in lino beige, i capelli rasati come un maschiaccio, a piedi nudi sulla terra sabbiosa che ti ricopre ogni scampolo di pelle scoperta. Fa caldo, ma si sta bene. Attorno una nidiata di bimbetti con gli occhi sgranati e le manine tese verso di me. Le emergenze sono all'ordine del giorno e le 24ore corrono tra flebo, siringhe e garze. Non c'è tempo per riflettere in terra d'Africa, bisogna solo darsi da fare per aiutare chi ne ha bisogno. E a fine giornata sdraiarsi sulla propria branda e ripensare alle fatiche è la più bella soddisfazione che possa sognare. Se le forze me lo consentono trovo anche il tempo per scrivere degli appunti su tutto quello che mi succede attorno e per scattare qualche foto ai miei compagni di villaggio. Manca solo un tassello per completare la storia: come finisce l'avventura africana? Forse l'avventura si trasforma in una scelta di vita e dall'Africa quella donna non se ne va più.
by Elena
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SE RINASCO....ECCO L'ELENCO DEL BARISTA
Due o tre cose credo le sistemerei presto. Ad esempio non penserei subito a questo mestieraccio che è il giornalismo, rovinandomi le estati in pretura piuttosto che in fantozziane conferenze stampa. Poi non cercherei più a 18 anni la donna della mia vita. Poi avrei dovuto fare ancora più di testa mia. Avrei dovuto fare più vacanze a Rimini, Riccione & dintorni. Avrei dovuto fermare il tempo quando vedevo giocare Platini, Bruno Conti, Van Basten e Maradona. Niente mi avrebbe trattenuto dal correre a Torino o Udine per vedere Prince. E mi sarei messo a stecchetto appena quei tre numeri sul display della bilancia cominciavano a salire da 65 a 93.
E ne avrei ancora parecchie da dire…
by Il Barista
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Due o tre cose credo le sistemerei presto. Ad esempio non penserei subito a questo mestieraccio che è il giornalismo, rovinandomi le estati in pretura piuttosto che in fantozziane conferenze stampa. Poi non cercherei più a 18 anni la donna della mia vita. Poi avrei dovuto fare ancora più di testa mia. Avrei dovuto fare più vacanze a Rimini, Riccione & dintorni. Avrei dovuto fermare il tempo quando vedevo giocare Platini, Bruno Conti, Van Basten e Maradona. Niente mi avrebbe trattenuto dal correre a Torino o Udine per vedere Prince. E mi sarei messo a stecchetto appena quei tre numeri sul display della bilancia cominciavano a salire da 65 a 93.
E ne avrei ancora parecchie da dire…
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NUOVA SETTIMANA... NUOVO ARGOMENTO
Se nasco un'altra non farei più questo.... anzi comincerei prima a... mi guarderei bene dal... Avete mai pensato a cosa fareste se vi fosse data la possibilità di rinascere alle vostre condizioni? E non ditemi che "rifarei tutto quanto ho fatto perchè anche dagli errori s'impara".
SE NASCO UN'ALTRA VOLTA.... RACCONTALO AL BARSAURO!
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Se nasco un'altra non farei più questo.... anzi comincerei prima a... mi guarderei bene dal... Avete mai pensato a cosa fareste se vi fosse data la possibilità di rinascere alle vostre condizioni? E non ditemi che "rifarei tutto quanto ho fatto perchè anche dagli errori s'impara".
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sabato, luglio 20, 2002
CARLO GIULIANI, UN ANNO DOPO
Il primo (e speriamo resti l'unico) martire del popolo di Seattle morì in piazza Alimonda giusto un anno fa. Oggi ho visto i tg e mi chiedevo se la morte di Giuliani sia accaduta realmente. Ho visto gente fischiare Luciano Violante perchè ha reso omaggio ad un giovane ucciso mentre tirava un estintore contro un coetaneo del suo stesso umore ma dalla divisa di un altro colore. Ho visto salutare Sergio Cofferati come un leader, quasi che Casarini e il n.1 della Cgil fossero un tutt'uno. Ho visto l'assoluta e scontata latitanza di forziatalioti. E ho capito che la vita di un giovane non è servita proprio a niente. Non è proprio cambiato niente di niente.
Finiremo presto in un vicolo cieco.
by Il Barista
Il primo (e speriamo resti l'unico) martire del popolo di Seattle morì in piazza Alimonda giusto un anno fa. Oggi ho visto i tg e mi chiedevo se la morte di Giuliani sia accaduta realmente. Ho visto gente fischiare Luciano Violante perchè ha reso omaggio ad un giovane ucciso mentre tirava un estintore contro un coetaneo del suo stesso umore ma dalla divisa di un altro colore. Ho visto salutare Sergio Cofferati come un leader, quasi che Casarini e il n.1 della Cgil fossero un tutt'uno. Ho visto l'assoluta e scontata latitanza di forziatalioti. E ho capito che la vita di un giovane non è servita proprio a niente. Non è proprio cambiato niente di niente.
Finiremo presto in un vicolo cieco.
by Il Barista
STORIE DA MARE: IL PREPOTENTE E IL MIO PRINCIPE AZZURRO
1975: avevo solo 3 anni. A casa nostra arrivò un amico intimo di mio padre, siciliano, con i suoi quattro figli. Uno aveva la mia età. Divenne il mio compagno di giochi. E la pagò cara. Pochi giorni prima del suo arrivo, giocavo con la mia bambolina su un mucchio di sabbia. Arrivò un bambino, 3 anni anche lui, prepotente. Distrusse la casetta che avevo costruito alla mia bambola. E io lo picchiai.
Beh, lui da quel giorno decise che mi avrebbe sposata. E quando vide che io preferivo a lui il mio amichetto siciliano, si armò di coraggio e andò da mio padre per chiedere spiegazioni. Mi ritrovai davanti alla scelta: fidanzarmi con lui o con l’altro. Scelsi l’altro, il siciliano. Allora non sapevo che, dopo quell’estate, il mio “principe azzurro” non l’avrei più rivisto per tanti, lunghi anni. Il “prepotente” comunque si vendicò picchiandolo a sangue.
1990: ormai avevo 17 anni e del mio “principe azzurro” mi restavano solo le tante lettere che, fino a sette anni prima, avevamo continuato a scriverci. Il “prepotente”, invece, c’era ancora, c’era ogni estate e cercava di convincermi a diventare la sua ragazza. Inutilmente. Quell’anno, però, era certo di farcela. E accadde l’imprevedibile.
Un giorno, era metà agosto, qualcuno bussò a casa mia: andai ad aprire e mi ritrovai davanti un bel ragazzo (mamma quant’era bello!). Beh, non ci credereste mai: era il mio principe azzurro. Passarono tre giorni bellissimi. Purtroppo, però, la mia improvvisa “scomparsa” preoccupò il “prepotente”, che non ci mise molto a scoprire quello che stava accadendo.
Preparò la sua vendetta: mi aspettò davanti al cimitero del mio paesino, dove mi ero recata con la mia migliore amica. Mi aggredì a parole.. e io risposi a schiaffi. Caspita che lite ragazzi: io le ho prese, ma lui non credo che dimenticherà mai le botte che gli ho dato. E da qual giorno non gli ho più rivolto la parola.
Per la cronaca: il principe partì proprio quando stava per accadere qualcosa. Lo rividi due anni dopo, per mezz’ora, poi più niente. Ci scrivemmo per qualche anno.
A volte mi chiedo che cosa potrebbe succedere se, un bel giorno, prendessi il primo aereo e mi recassi a casa sua…
by
Maria
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1975: avevo solo 3 anni. A casa nostra arrivò un amico intimo di mio padre, siciliano, con i suoi quattro figli. Uno aveva la mia età. Divenne il mio compagno di giochi. E la pagò cara. Pochi giorni prima del suo arrivo, giocavo con la mia bambolina su un mucchio di sabbia. Arrivò un bambino, 3 anni anche lui, prepotente. Distrusse la casetta che avevo costruito alla mia bambola. E io lo picchiai.
Beh, lui da quel giorno decise che mi avrebbe sposata. E quando vide che io preferivo a lui il mio amichetto siciliano, si armò di coraggio e andò da mio padre per chiedere spiegazioni. Mi ritrovai davanti alla scelta: fidanzarmi con lui o con l’altro. Scelsi l’altro, il siciliano. Allora non sapevo che, dopo quell’estate, il mio “principe azzurro” non l’avrei più rivisto per tanti, lunghi anni. Il “prepotente” comunque si vendicò picchiandolo a sangue.
1990: ormai avevo 17 anni e del mio “principe azzurro” mi restavano solo le tante lettere che, fino a sette anni prima, avevamo continuato a scriverci. Il “prepotente”, invece, c’era ancora, c’era ogni estate e cercava di convincermi a diventare la sua ragazza. Inutilmente. Quell’anno, però, era certo di farcela. E accadde l’imprevedibile.
Un giorno, era metà agosto, qualcuno bussò a casa mia: andai ad aprire e mi ritrovai davanti un bel ragazzo (mamma quant’era bello!). Beh, non ci credereste mai: era il mio principe azzurro. Passarono tre giorni bellissimi. Purtroppo, però, la mia improvvisa “scomparsa” preoccupò il “prepotente”, che non ci mise molto a scoprire quello che stava accadendo.
Preparò la sua vendetta: mi aspettò davanti al cimitero del mio paesino, dove mi ero recata con la mia migliore amica. Mi aggredì a parole.. e io risposi a schiaffi. Caspita che lite ragazzi: io le ho prese, ma lui non credo che dimenticherà mai le botte che gli ho dato. E da qual giorno non gli ho più rivolto la parola.
Per la cronaca: il principe partì proprio quando stava per accadere qualcosa. Lo rividi due anni dopo, per mezz’ora, poi più niente. Ci scrivemmo per qualche anno.
A volte mi chiedo che cosa potrebbe succedere se, un bel giorno, prendessi il primo aereo e mi recassi a casa sua…
by
Maria
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venerdì, luglio 19, 2002
STORIE DA MARE: DUE GIORNI CHE STRAVOLSERO ANNI DELLA MIA VITA
Storie da mare e di città visto che la mia è una città di mare. Estate 1995. Chi ha detto che il colpo di fulmine non esiste? Chi non l'ha mai provato! Poi magari ti sposi con il compagno d'asilo, quello che avevi al fianco il giorno in cui hai messo i denti e di cui non ti ricordi neanche il nome, ma almeno una volta tutti restiamo illuminati da uno sconosciuto. Beh, la mia folgorazione risale a quella storica estate che le amiche ricordano come l'inIzio del loro calvario... ore e ore ad ascoltare i miei ricordi del cuore. Patetico in effetti!
Conosco un tale, scambio due parole e non me lo dimentico più. Scopro da amici comuni che sta per laurearsi in ingegneria. Subito dopo partirà per l'estero. Ho una settimana per: attaccare, conoscerlo e se possibile fare in modo che si ricordi con un certo interesse di me! L'impresa è ardua. Spreco tre giorni a rincorrerlo nei corridoi dell'università. Non lo vedo, e se lo vedo lui non vede me. Al quarto giorno ci incontriamo alla stessa grigliata sulla spiaggia. Che caso! E dire che avevo sgiunzagliato solo tutti i miei 007 per scoprire dove sarebbe andato quella sera! Quando scocco l'ora x, dico le solite due frasi di circostanza, lui sorride e se ne torna inesorabilmente nel gruppo.
Quinto giorno. Sagra della ciliegia, evento mondano e un po' boccaccesco tipico della Trieste che pulsa. Ormai non spero più di farcela. Mi consolo con la frutta, afferro una ciliegia e, siccome è la prima della stagione, esprimo il mio desiderio. "Logisticamente non so come possa accadere, ma speriamo che in due giorni capiti tutto quello che ancora non è successo!" Non l'ho neanche messa in bocca che mi sento tirare per un braccio: "Ciao, sono Pietro. Ti ricordi di me?"
Diciamo che mi ricordavo. I due giorni che rimanevano, quelli prima della partenza, hanno stravolto tanti anni della mia esistenza, nel bene e nel male. E' accaduto quello che speravo ed anche molto, molto di più. Così ho pensato che la vita a volte stupisce oltre ogni possibile immaginazione!
(La storia con Pietro è finita male... Ho detto che per l'emozione la ciliegia non l'avevo mangiata!)
by
Anton
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Storie da mare e di città visto che la mia è una città di mare. Estate 1995. Chi ha detto che il colpo di fulmine non esiste? Chi non l'ha mai provato! Poi magari ti sposi con il compagno d'asilo, quello che avevi al fianco il giorno in cui hai messo i denti e di cui non ti ricordi neanche il nome, ma almeno una volta tutti restiamo illuminati da uno sconosciuto. Beh, la mia folgorazione risale a quella storica estate che le amiche ricordano come l'inIzio del loro calvario... ore e ore ad ascoltare i miei ricordi del cuore. Patetico in effetti!
Conosco un tale, scambio due parole e non me lo dimentico più. Scopro da amici comuni che sta per laurearsi in ingegneria. Subito dopo partirà per l'estero. Ho una settimana per: attaccare, conoscerlo e se possibile fare in modo che si ricordi con un certo interesse di me! L'impresa è ardua. Spreco tre giorni a rincorrerlo nei corridoi dell'università. Non lo vedo, e se lo vedo lui non vede me. Al quarto giorno ci incontriamo alla stessa grigliata sulla spiaggia. Che caso! E dire che avevo sgiunzagliato solo tutti i miei 007 per scoprire dove sarebbe andato quella sera! Quando scocco l'ora x, dico le solite due frasi di circostanza, lui sorride e se ne torna inesorabilmente nel gruppo.
Quinto giorno. Sagra della ciliegia, evento mondano e un po' boccaccesco tipico della Trieste che pulsa. Ormai non spero più di farcela. Mi consolo con la frutta, afferro una ciliegia e, siccome è la prima della stagione, esprimo il mio desiderio. "Logisticamente non so come possa accadere, ma speriamo che in due giorni capiti tutto quello che ancora non è successo!" Non l'ho neanche messa in bocca che mi sento tirare per un braccio: "Ciao, sono Pietro. Ti ricordi di me?"
Diciamo che mi ricordavo. I due giorni che rimanevano, quelli prima della partenza, hanno stravolto tanti anni della mia esistenza, nel bene e nel male. E' accaduto quello che speravo ed anche molto, molto di più. Così ho pensato che la vita a volte stupisce oltre ogni possibile immaginazione!
(La storia con Pietro è finita male... Ho detto che per l'emozione la ciliegia non l'avevo mangiata!)
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Anton
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giovedì, luglio 18, 2002
STORIE DA MARE: "UN'ALTRA VOLTA IN BARCA? NO"
C'e' chi farebbe carte false per poter fare una vacanza gratuita su una bellissima barca a vela da 14 metri.... IO...no!!! Lo dico a ragion veduta e soprattutto perche' ho già dato, come si dice a Roma... Due anni fa ho passato 15 giorni su una bellissima barca a vela, in compagnia di persone mai conosciute, ma estremamente educate ed affabili... L'unico neo il Capitano/skipper, nonchè proprietario, della barca: un pazzo scatenato ....
Ti dico solo che quando il mare era grosso tutte le barche rientravano...e solo noi uscivamo...in mare aperto poi......neanche "sottocosta"...
Un giorno gli ho chiesto dove fossero i giubbotti di salvataggio ( visto l'andazzo ! ) e lui mi rispose così : " ma lo sai che non me ne ricordo? "
Una altra volta abbiamo lanciato il salvagente ad uno di noi, caduto in mare, e... la ciambella non aveva la corda attaccata... Beh...se non altro, non affogò...Sono arrivata agli ultimi giorni sperando che ogni giornata fosse senza vento...il che e' il colmo per chi "ama" la barca a vela...
Fortunatamente non ho avuto mai, pur essendo la prima volta che andassi in barca, nessun problema di stomaco... Come ho risolto i miei problemi con il capitano? In cambusa...seduta o sdraiata, aspettando che le sue "avventure marittime" avessero termine... Tra virate, cazzate alla randa, nodi da marinaio e capitani coraggiosi ( per non dire incoscenti ! )... la vacanza terminò...ed io fui salva! Quest'anno il capitano mi rivuole con se: dice che gli piaceva troppo come scrivevo il diario di bordo... Credo che dovra' fare a meno di me... a meno che non cambi il capitano...!!! Il che...ahime', dubito fortemente possa accadere...!
Credo che sia un'esperienza che rifarei...sì, ma in altre condizioni! Solo un commento: anche dalla cambusa, la barca a vela e' bellissima e una vacanza in barca a vela la auguro a tutti... è un'esperienza che va fatta...
by Maggie
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C'e' chi farebbe carte false per poter fare una vacanza gratuita su una bellissima barca a vela da 14 metri.... IO...no!!! Lo dico a ragion veduta e soprattutto perche' ho già dato, come si dice a Roma... Due anni fa ho passato 15 giorni su una bellissima barca a vela, in compagnia di persone mai conosciute, ma estremamente educate ed affabili... L'unico neo il Capitano/skipper, nonchè proprietario, della barca: un pazzo scatenato ....
Ti dico solo che quando il mare era grosso tutte le barche rientravano...e solo noi uscivamo...in mare aperto poi......neanche "sottocosta"...
Un giorno gli ho chiesto dove fossero i giubbotti di salvataggio ( visto l'andazzo ! ) e lui mi rispose così : " ma lo sai che non me ne ricordo? "
Una altra volta abbiamo lanciato il salvagente ad uno di noi, caduto in mare, e... la ciambella non aveva la corda attaccata... Beh...se non altro, non affogò...Sono arrivata agli ultimi giorni sperando che ogni giornata fosse senza vento...il che e' il colmo per chi "ama" la barca a vela...
Fortunatamente non ho avuto mai, pur essendo la prima volta che andassi in barca, nessun problema di stomaco... Come ho risolto i miei problemi con il capitano? In cambusa...seduta o sdraiata, aspettando che le sue "avventure marittime" avessero termine... Tra virate, cazzate alla randa, nodi da marinaio e capitani coraggiosi ( per non dire incoscenti ! )... la vacanza terminò...ed io fui salva! Quest'anno il capitano mi rivuole con se: dice che gli piaceva troppo come scrivevo il diario di bordo... Credo che dovra' fare a meno di me... a meno che non cambi il capitano...!!! Il che...ahime', dubito fortemente possa accadere...!
Credo che sia un'esperienza che rifarei...sì, ma in altre condizioni! Solo un commento: anche dalla cambusa, la barca a vela e' bellissima e una vacanza in barca a vela la auguro a tutti... è un'esperienza che va fatta...
by Maggie
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mercoledì, luglio 17, 2002
STORIE DA MARE: UN GUERRIERO IN GONNELLA
Lo cantava anche Luca Carboni: mare, mare, mare, ma che voglia di arrivare... Sogni la tua prima vacanza al mare da accoppiata e rischi di ritrovarti scoppiata dopo un solo giorno di spiaggia. Dura realtà quella della gelosia sul bagnasciuga soprattutto se scopri questo sentimento per la prima volta. Certo che al mare gli amori sbocciano in poche ore e muoiono altrettanto velocemente, ma il gioco degli sguardi e il cucco da spiaggia sono una realtà quotidiana irrinunciabile. Senza volerlo. Così dopo solo 24 ore di beata e ingenua tranquillità sotto l'ombrellone scoprii che tra le onde del mare e i granelli di sabbia si nasconde anche quella brutta bestia che è la gelosia. Non ho guardato al di là della mia sdraio e di quella del mio compagno, ma non è bastato per insinuare il dubbio in lui che potessi aver ammirato per un'intera giornata il bagnino appollaiato sulla seggiola da regista a pochi metri da me. Inutile spiegare ad un uomo testardamente geloso che i tuoi occhi non sono mai andati oltre il suo corpo e altrettanto inutile fargli capire che, se anche fosse, quel bagnino non ti piaceva..
Lui continuerà a credere che tu ti sei presa gioco del tuo amore per conquistare l'attenzione di un bagnino. Non importa se invece per te quel ragazzotto che vigila sui bagnanti non è proprio un granché. La discussione comincia per gioco, ma finisce con parole grosse. E quando sfinita non sai più come spiegare che tu gli sarai sempre fedele, decidi che non c'è altro da fare che abbandonare fidanzato e bagnino...
Nella camera d'albergo trasformata in un campo di battaglia, semini costumi e vestiti, scarpe e asciugami, tirando tutto quello che ti passa tra le mani nella direzione del tuo compagno nell'inutile tentativo di farlo rinsavire. Alla fine il guerriero in gonnella si arrende. E comincia la fase della raccolta di beni e preziosi. Il silenzio cala dentro la stanza, riordini la tua roba, la riponi in valigia e ti prepari ad andartene da quel mare che dopo tutto è stato solo causa di un terremoto irrefrenabile. Armata di bagagli, ti avvii verso l'uscita dall'albergo lasciando il tuo innamorato in preda a sensi di colpa e alla gelosia inarrestabile che lo divora.
Mare, mare, mare... ma chi ha detto che al mare gli amori nascono e non muoiono?
by Elena
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Lo cantava anche Luca Carboni: mare, mare, mare, ma che voglia di arrivare... Sogni la tua prima vacanza al mare da accoppiata e rischi di ritrovarti scoppiata dopo un solo giorno di spiaggia. Dura realtà quella della gelosia sul bagnasciuga soprattutto se scopri questo sentimento per la prima volta. Certo che al mare gli amori sbocciano in poche ore e muoiono altrettanto velocemente, ma il gioco degli sguardi e il cucco da spiaggia sono una realtà quotidiana irrinunciabile. Senza volerlo. Così dopo solo 24 ore di beata e ingenua tranquillità sotto l'ombrellone scoprii che tra le onde del mare e i granelli di sabbia si nasconde anche quella brutta bestia che è la gelosia. Non ho guardato al di là della mia sdraio e di quella del mio compagno, ma non è bastato per insinuare il dubbio in lui che potessi aver ammirato per un'intera giornata il bagnino appollaiato sulla seggiola da regista a pochi metri da me. Inutile spiegare ad un uomo testardamente geloso che i tuoi occhi non sono mai andati oltre il suo corpo e altrettanto inutile fargli capire che, se anche fosse, quel bagnino non ti piaceva..
Lui continuerà a credere che tu ti sei presa gioco del tuo amore per conquistare l'attenzione di un bagnino. Non importa se invece per te quel ragazzotto che vigila sui bagnanti non è proprio un granché. La discussione comincia per gioco, ma finisce con parole grosse. E quando sfinita non sai più come spiegare che tu gli sarai sempre fedele, decidi che non c'è altro da fare che abbandonare fidanzato e bagnino...
Nella camera d'albergo trasformata in un campo di battaglia, semini costumi e vestiti, scarpe e asciugami, tirando tutto quello che ti passa tra le mani nella direzione del tuo compagno nell'inutile tentativo di farlo rinsavire. Alla fine il guerriero in gonnella si arrende. E comincia la fase della raccolta di beni e preziosi. Il silenzio cala dentro la stanza, riordini la tua roba, la riponi in valigia e ti prepari ad andartene da quel mare che dopo tutto è stato solo causa di un terremoto irrefrenabile. Armata di bagagli, ti avvii verso l'uscita dall'albergo lasciando il tuo innamorato in preda a sensi di colpa e alla gelosia inarrestabile che lo divora.
Mare, mare, mare... ma chi ha detto che al mare gli amori nascono e non muoiono?
by Elena
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martedì, luglio 16, 2002
STORIE DA MARE: QUANDO CONOBBI AL MARE ANDREA PAZIENZA
Agosto '81 San Menaio ( Peschici-Gargano), campeggio Calenella. Eravamo un gruppone di circa 15 ragazzi/e partiti da Prao (io son di Prao e vò essé rispettao..) tra i 17 e 20 anni (e poco +), 1 dei quali il mio amico Borabora xso x i fumetti di Pazienza (allora ancora non troppo conosciuto), quando, durante un tranquillo pomeriggio di noia, l'altoparlante del campeggio chiamò al telefono "andreapazienza"!!! Scattarono immediatamente le ricerche e quando fu individuato ci presentammo alla tenda dove, con altri tipi strani, stava fumando (cannoni poderosi) e scazzando...
Borabora cominciò una specie di intervista, ma lui non voleva saperne di dire quello che il mio amico voleva sentirsi dire e quindi la situazione si "appollottolò" su stessa.Allora Hilde aprì la sua cetra e tirò fuori i diamanti...così raccontai io le vicissitudini che avevo passato (1 viaggio a Sansevero con 2 strafatti da paura, approccio col pusher-contrattazione-fregatura-lite con gli strafatti e ritorno scazzati come scimmie!! tutto x un briciolo di "fumo") pochi giorni! prima...Il silenzio si fa totale, nessuno mi caca un pò, allora capiamo che "si è fatta l'ora" e ce ne andiamo....
A casa, al ritorno dall'estate, Borabora mi porerà poi "l'ultimo numero" di un fumetto (non ricordo + quale) con una storia di Paz. Si chiama "Un'estate". Comincia dal campeggio Calanella, va fino a Sansevero e ritorno - è x filo e x segno la mia storia!!!! Soddisfazione!! Goduria!!! ...
E il sesso vi chiederete????? quante volte l'avete raccontato senza averlo fatto??? beh 1 volta tanto fatelo senza sentirvelo raccontare!!!!
by Mirza (e il suo sito)
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Agosto '81 San Menaio ( Peschici-Gargano), campeggio Calenella. Eravamo un gruppone di circa 15 ragazzi/e partiti da Prao (io son di Prao e vò essé rispettao..) tra i 17 e 20 anni (e poco +), 1 dei quali il mio amico Borabora xso x i fumetti di Pazienza (allora ancora non troppo conosciuto), quando, durante un tranquillo pomeriggio di noia, l'altoparlante del campeggio chiamò al telefono "andreapazienza"!!! Scattarono immediatamente le ricerche e quando fu individuato ci presentammo alla tenda dove, con altri tipi strani, stava fumando (cannoni poderosi) e scazzando...
Borabora cominciò una specie di intervista, ma lui non voleva saperne di dire quello che il mio amico voleva sentirsi dire e quindi la situazione si "appollottolò" su stessa.Allora Hilde aprì la sua cetra e tirò fuori i diamanti...così raccontai io le vicissitudini che avevo passato (1 viaggio a Sansevero con 2 strafatti da paura, approccio col pusher-contrattazione-fregatura-lite con gli strafatti e ritorno scazzati come scimmie!! tutto x un briciolo di "fumo") pochi giorni! prima...Il silenzio si fa totale, nessuno mi caca un pò, allora capiamo che "si è fatta l'ora" e ce ne andiamo....
A casa, al ritorno dall'estate, Borabora mi porerà poi "l'ultimo numero" di un fumetto (non ricordo + quale) con una storia di Paz. Si chiama "Un'estate". Comincia dal campeggio Calanella, va fino a Sansevero e ritorno - è x filo e x segno la mia storia!!!! Soddisfazione!! Goduria!!! ...
E il sesso vi chiederete????? quante volte l'avete raccontato senza averlo fatto??? beh 1 volta tanto fatelo senza sentirvelo raccontare!!!!
by Mirza (e il suo sito)
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lunedì, luglio 15, 2002
STORIE DA MARE: A FERRAGOSTO LE STELLE SON CADUTE DAVVERO
Metti una vacanza al mare. Metti una vacanza al mare in compagnia a 18 anni. E metti che nella compagnia c'è pure un tipo che ti piace parecchio, ma con cui non hai mai osato farti avanti e che di te potrebbe proprio infischiarsene. Metti il mare, il sole, la spiaggia, le notti senza fine in discoteca tra musica a palla e cocktail che ti fanno perdere la ragione al secondo sorso. Metti che sia notte, non una qualsiasi, ma la regina delle notti d'estate. A Ferragosto non si può non andare in spiaggia a vedere una marea... di stelle che potrebbero cadere. E così mettiamo che sia andata anche quella notte d'agosto. Una quindicina di amici, nessuna coppia, ma molto affiatamento e sguardi ammiccanti tra fanciulle e giovanotti. Il mare è calmo, il cielo limpido e pulito, la spiaggia profuma di salsedine e iodio. Gli ombrelloni sono chiusi, le sdraio sono state riposte, ma quella notte non è fatta per il silenzio e la tranquillità del mare... nell'aria c'è l'amore. Camminiamo tutti! insieme lungo la battigia, poi scegliamo un gruppetto di sdraio e ombrelloni dove andare a sdraiarci per guardare meglio il cielo.
Quando lui sceglie proprio la sdraio vicino alla tua. E' bellissimo. Sembra uscito dal più bel film visto fino a quel momento e il rumore delle onde è solo la colonna sonora. Una bellezza non comune. Gli occhi luccicano più delle stelle che brillano in cielo, sprigionano gioia e felicità, il sorriso conquista a prima vista, per non parlare del suo fisico da modello, petto scultoreo e muscoli appena accennati. Mi sdraio sul lettino e guardando le stelle rivedo la sua immagine sulla spiaggia e il brivido che ho provato quando i nostri sguardi si sono incrociati. Un sorriso tra noi... più di mille parole. Lo spettacolo comincia, lui sta vicino a me e le stelle... cadono. Esprimo un solo desiderio. E prima della fine di quella notte d'agosto sulla spiaggia si avvera. Quella fu l'unica volta che San Lorenzo volle esaudirmi... ma valse per mille desideri inascoltati.
by B.K.
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Metti una vacanza al mare. Metti una vacanza al mare in compagnia a 18 anni. E metti che nella compagnia c'è pure un tipo che ti piace parecchio, ma con cui non hai mai osato farti avanti e che di te potrebbe proprio infischiarsene. Metti il mare, il sole, la spiaggia, le notti senza fine in discoteca tra musica a palla e cocktail che ti fanno perdere la ragione al secondo sorso. Metti che sia notte, non una qualsiasi, ma la regina delle notti d'estate. A Ferragosto non si può non andare in spiaggia a vedere una marea... di stelle che potrebbero cadere. E così mettiamo che sia andata anche quella notte d'agosto. Una quindicina di amici, nessuna coppia, ma molto affiatamento e sguardi ammiccanti tra fanciulle e giovanotti. Il mare è calmo, il cielo limpido e pulito, la spiaggia profuma di salsedine e iodio. Gli ombrelloni sono chiusi, le sdraio sono state riposte, ma quella notte non è fatta per il silenzio e la tranquillità del mare... nell'aria c'è l'amore. Camminiamo tutti! insieme lungo la battigia, poi scegliamo un gruppetto di sdraio e ombrelloni dove andare a sdraiarci per guardare meglio il cielo.
Quando lui sceglie proprio la sdraio vicino alla tua. E' bellissimo. Sembra uscito dal più bel film visto fino a quel momento e il rumore delle onde è solo la colonna sonora. Una bellezza non comune. Gli occhi luccicano più delle stelle che brillano in cielo, sprigionano gioia e felicità, il sorriso conquista a prima vista, per non parlare del suo fisico da modello, petto scultoreo e muscoli appena accennati. Mi sdraio sul lettino e guardando le stelle rivedo la sua immagine sulla spiaggia e il brivido che ho provato quando i nostri sguardi si sono incrociati. Un sorriso tra noi... più di mille parole. Lo spettacolo comincia, lui sta vicino a me e le stelle... cadono. Esprimo un solo desiderio. E prima della fine di quella notte d'agosto sulla spiaggia si avvera. Quella fu l'unica volta che San Lorenzo volle esaudirmi... ma valse per mille desideri inascoltati.
by B.K.
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domenica, luglio 14, 2002
STORIE DA MARE: METTI TRE VITELLONI BERGAMASCHI A RIMINI
Estate 1988. Tre bergamaschi e il sogno di migliaia di coetanei orobici e bresciani: Rimini. La riviera del divertimento. Io, Gigi e Luca a ritmo di bomboloni, beach volley e ore piccole avevamo colonizzato un intero bagno, quello di tale Gilberto (vecchio lupo di mare romagnolo riciclatosi nell’offrire ospitalità a turisti come noi). Le ragazze non mancavano, anche se – al solito – io con loro parlavo, Gigi e Luca con loro andavano dritti i fatti. E che fatti, a sentire i puntualissimi resoconti erotomani del giorno dopo. Fin quando non arrivò tale Anna, di professione parrucchiera dalle parti di Trieste o Treviso. Di lei ricordo oggi solo il bikini leopardato. Io 17 anni, lei dieci o undici in più. Una conquista simile avrebbe zittito Gigi, Luca e compagnia bella per almeno dodici mesi filati. Uscivamo in tre e lei non aveva occhi per me. Io non avevo occhi per lei, ma i compagni di brigata mi avvisavano del suo interesse. Con Anna io avrei dovuto fare i fatti, Gigi e Luca parlare. Io avevo la testa altrove eppure una sera presi il coraggio a due mani e le chiesi di uscire. Soli. Appuntamento ad un bar sulla passeggiata. Quattro chiacchiere, altre due parole poi un’occhiata accondiscendente. Era giunta l’ora dell’infrattamento in spiaggia.
Tutt'altro: ognuno prese la sua strada e non ci siamo visti mai più.
PS =Tredici anni dopo io e Luca siamo ottimi amici ed entrambi sposati, di Gigi abbiam perso le tracce (comunque è sposato e ha due figlie). E gli sfottò per quella sera non sono ancora finiti del tutto.
Il Barista
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Estate 1988. Tre bergamaschi e il sogno di migliaia di coetanei orobici e bresciani: Rimini. La riviera del divertimento. Io, Gigi e Luca a ritmo di bomboloni, beach volley e ore piccole avevamo colonizzato un intero bagno, quello di tale Gilberto (vecchio lupo di mare romagnolo riciclatosi nell’offrire ospitalità a turisti come noi). Le ragazze non mancavano, anche se – al solito – io con loro parlavo, Gigi e Luca con loro andavano dritti i fatti. E che fatti, a sentire i puntualissimi resoconti erotomani del giorno dopo. Fin quando non arrivò tale Anna, di professione parrucchiera dalle parti di Trieste o Treviso. Di lei ricordo oggi solo il bikini leopardato. Io 17 anni, lei dieci o undici in più. Una conquista simile avrebbe zittito Gigi, Luca e compagnia bella per almeno dodici mesi filati. Uscivamo in tre e lei non aveva occhi per me. Io non avevo occhi per lei, ma i compagni di brigata mi avvisavano del suo interesse. Con Anna io avrei dovuto fare i fatti, Gigi e Luca parlare. Io avevo la testa altrove eppure una sera presi il coraggio a due mani e le chiesi di uscire. Soli. Appuntamento ad un bar sulla passeggiata. Quattro chiacchiere, altre due parole poi un’occhiata accondiscendente. Era giunta l’ora dell’infrattamento in spiaggia.
Tutt'altro: ognuno prese la sua strada e non ci siamo visti mai più.
PS =Tredici anni dopo io e Luca siamo ottimi amici ed entrambi sposati, di Gigi abbiam perso le tracce (comunque è sposato e ha due figlie). E gli sfottò per quella sera non sono ancora finiti del tutto.
Il Barista
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NUOVA SETTIMANA... NUOVO ARGOMENTO
Spiagge, immense ed assolate, Spiagge già vissute, amate poi perdute, In questa azzurrità, fra le conchiglie e il sale, Quanta la gente che, ci ha già lasciato il cuore. Spiagge, Di corpi abbandonati, Di attimi rubati, Mentre la pelle brucia, Un'altra vela va fino a che non scompare, Quanti segreti che, appartengono al mare.
ALZI LA MANO CHI NON HA MAI AVUTO UNA STORIA SENTIMENTALE IN VACANZA: UNA COTTA, UNA SBANDATA, UNA STORIA SOLO DI SESSO.... RACCONTALA AL BARSAURO!
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Spiagge, immense ed assolate, Spiagge già vissute, amate poi perdute, In questa azzurrità, fra le conchiglie e il sale, Quanta la gente che, ci ha già lasciato il cuore. Spiagge, Di corpi abbandonati, Di attimi rubati, Mentre la pelle brucia, Un'altra vela va fino a che non scompare, Quanti segreti che, appartengono al mare.
ALZI LA MANO CHI NON HA MAI AVUTO UNA STORIA SENTIMENTALE IN VACANZA: UNA COTTA, UNA SBANDATA, UNA STORIA SOLO DI SESSO.... RACCONTALA AL BARSAURO!
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sabato, luglio 13, 2002
ITALIA-GERMANIA "82, QUANDO A SCIACCA IL REAL SUD SFIDO' LO STELLA, FINENDO A...
Il mio 11 luglio si è verificato un po' prima di quello che tutti ricordano, diciamo nel marzo-aprile di quel 1982. Facevo la quinta elementare, ed avevamo fatto una discreta squadretta di classe, pomposamente chiamata Real Sud. Durante l'anno infinite partite con l'altra quinta della scuola, e devo dire che ci andava spesso bene. Giocavamo nel parcheggio davanti all'istituto, che nel pomeriggio si svuotava di macchine e diventava il nostro Maracanà. Oddio, il fondo era l'infame asfalto, i pali delle porte fatti con dei mattoncini, se cadevi lo squarcio alle ginocchia era assicurato, ma chi se ne importava? A noi piaceva, e del resto, allora di spazi dove andare a giocare ce n'erano pochi, di campetti in erba sintetica manco l'ombra, in erba vera neanche a parlarne. Dicevo che eravamo in piena primavera, e, prima che la squadra si sciogliesse, era giunto il momento della grande sfida col Grattacielo Stella, il Brasile del paese, il vero mito per tutti quelli che allora avevano dieci anni. Il Grattacielo era l'espressione di un rione che gravitava attorno a un brutto palazzone, il Grattacielo Stella appunto, che allora era l'edificio più alto della città. Avevano un campetto tutto loro, i bambini dello Stella, ossia una piazzetta con delle mattonelle rettangolari bianche, lucide e scivolosissime. Una delle due porte era sagomata nel muro, per l'altra ci si arrangiava con le solite mattonelle. Arrivò il grande giorno. Il Grattacielo schierava tutte e tre le sue stelle, "Cussu" Galenci, Giacomino Alba e Vito Petrigno. Il primo era il cervello della squadra, piede fino e ampia visione di gioco, per quanto ampia potesse essere in un campetto più piccolo di uno per il calcio a 5. Fece carriera, giocò anche in C2. Il secondo correva come un matto, segnava a valanga e faceva segnare. Nella metà negli anni 90 era diventato il perno dello Sciacca, in Interregionale. Il terzo era il mastino della difesa, faccia cattiva e pronto sempre a mettere la gamba. Non ho mai capito se Petrigno fosse il suo cognome o un soprannome. Di lui ho perso le tracce. Il nostro campione era Ignazio Sabella, detto "pagghiazzu", nomignolo che stava sia per pagliaccio sia per strofinaccio. Sbruffone, fantasioso e irritante come solo uno che sa di essere forte può essere, Ignazio faceva e strafaceva, e quando girava bene erano magie. Arrivò a giocare nelle giovanili della Lazio, adesso dovrebbe fare l'avvocato. In porta c'era Mauro, che stava tra i pali perché con i piedi era improponibile. Al centro della difesa c'era Bernardo, qua e là spaziavano Salvatore e Giuseppe e poi io, che avevo una bruttissima maglietta beige con un 5 sulle spalle, che nella numerazione ad 11 di allora significava stopper. In realtà giocavo dove c'era la palla, senso tattico sotto lo zero. La partita comincia, e ci gira tutto bene, troppo bene. Ignazio è in giornata di grazia, Petrigno lo ferma, quando lo ferma, solo buttandolo giù. E il pallone non passa, Mauro è da antidoping, e in difesa giochiamo alla perfezione. Insomma dopo una mezzoretta siamo avanti, e tra i ragazzi del Grattacielo cresce il nervosismo, cominciano a addossarsi le responsabilità tra loro, mentre a noi tutto va per il meglio. Poi scatta la scintilla. Sarà stato un fallo, un gol contestato o chissà che cosa, chi se lo ricorda, ma qualcuno dello Stella punta uno dei mattoncini che facevano da palo e cominciano a volare i sassi. Neanche il tempo di finirla in rissa, scatta la fuga sotto una pioggia di pietre. Avevamo vinto, avevamo battuto il Mito, correvamo e urlando sfottevamo quelli dello Stella. Alcuni di noi raccolsero qualche pietra per terra, singolari trofei di un pomeriggio da non dimenticare.
Sì, qualche mese ci fu Italia-Germania, Rossi, Tardelli, Altobelli, Pertini, Bearzot, Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del
mondo, la Coppa alzata in cielo. Troppo bello per essere vero, troppo irreale per sentirlo vicino. Io, la mia finale, l'avevo già giocata.
by Rosso Granata
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Il mio 11 luglio si è verificato un po' prima di quello che tutti ricordano, diciamo nel marzo-aprile di quel 1982. Facevo la quinta elementare, ed avevamo fatto una discreta squadretta di classe, pomposamente chiamata Real Sud. Durante l'anno infinite partite con l'altra quinta della scuola, e devo dire che ci andava spesso bene. Giocavamo nel parcheggio davanti all'istituto, che nel pomeriggio si svuotava di macchine e diventava il nostro Maracanà. Oddio, il fondo era l'infame asfalto, i pali delle porte fatti con dei mattoncini, se cadevi lo squarcio alle ginocchia era assicurato, ma chi se ne importava? A noi piaceva, e del resto, allora di spazi dove andare a giocare ce n'erano pochi, di campetti in erba sintetica manco l'ombra, in erba vera neanche a parlarne. Dicevo che eravamo in piena primavera, e, prima che la squadra si sciogliesse, era giunto il momento della grande sfida col Grattacielo Stella, il Brasile del paese, il vero mito per tutti quelli che allora avevano dieci anni. Il Grattacielo era l'espressione di un rione che gravitava attorno a un brutto palazzone, il Grattacielo Stella appunto, che allora era l'edificio più alto della città. Avevano un campetto tutto loro, i bambini dello Stella, ossia una piazzetta con delle mattonelle rettangolari bianche, lucide e scivolosissime. Una delle due porte era sagomata nel muro, per l'altra ci si arrangiava con le solite mattonelle. Arrivò il grande giorno. Il Grattacielo schierava tutte e tre le sue stelle, "Cussu" Galenci, Giacomino Alba e Vito Petrigno. Il primo era il cervello della squadra, piede fino e ampia visione di gioco, per quanto ampia potesse essere in un campetto più piccolo di uno per il calcio a 5. Fece carriera, giocò anche in C2. Il secondo correva come un matto, segnava a valanga e faceva segnare. Nella metà negli anni 90 era diventato il perno dello Sciacca, in Interregionale. Il terzo era il mastino della difesa, faccia cattiva e pronto sempre a mettere la gamba. Non ho mai capito se Petrigno fosse il suo cognome o un soprannome. Di lui ho perso le tracce. Il nostro campione era Ignazio Sabella, detto "pagghiazzu", nomignolo che stava sia per pagliaccio sia per strofinaccio. Sbruffone, fantasioso e irritante come solo uno che sa di essere forte può essere, Ignazio faceva e strafaceva, e quando girava bene erano magie. Arrivò a giocare nelle giovanili della Lazio, adesso dovrebbe fare l'avvocato. In porta c'era Mauro, che stava tra i pali perché con i piedi era improponibile. Al centro della difesa c'era Bernardo, qua e là spaziavano Salvatore e Giuseppe e poi io, che avevo una bruttissima maglietta beige con un 5 sulle spalle, che nella numerazione ad 11 di allora significava stopper. In realtà giocavo dove c'era la palla, senso tattico sotto lo zero. La partita comincia, e ci gira tutto bene, troppo bene. Ignazio è in giornata di grazia, Petrigno lo ferma, quando lo ferma, solo buttandolo giù. E il pallone non passa, Mauro è da antidoping, e in difesa giochiamo alla perfezione. Insomma dopo una mezzoretta siamo avanti, e tra i ragazzi del Grattacielo cresce il nervosismo, cominciano a addossarsi le responsabilità tra loro, mentre a noi tutto va per il meglio. Poi scatta la scintilla. Sarà stato un fallo, un gol contestato o chissà che cosa, chi se lo ricorda, ma qualcuno dello Stella punta uno dei mattoncini che facevano da palo e cominciano a volare i sassi. Neanche il tempo di finirla in rissa, scatta la fuga sotto una pioggia di pietre. Avevamo vinto, avevamo battuto il Mito, correvamo e urlando sfottevamo quelli dello Stella. Alcuni di noi raccolsero qualche pietra per terra, singolari trofei di un pomeriggio da non dimenticare.
Sì, qualche mese ci fu Italia-Germania, Rossi, Tardelli, Altobelli, Pertini, Bearzot, Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del
mondo, la Coppa alzata in cielo. Troppo bello per essere vero, troppo irreale per sentirlo vicino. Io, la mia finale, l'avevo già giocata.
by Rosso Granata
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