La vita di tutti gli uomini è uguale, ma quella di alcuni di loro è meno uguale delle altre. Non ce ne voglia George Orwell se parafrasiamo un passaggio de "La Fattoria degli animali" ma quanto accaduto nelle scorse ore francamente rasenta l’assurdo. Tra i milioni di utenti di Facebook e Twitter alzi la mano chi non ha trovato sulla sua bacheca almeno una tra le seguenti frasi: “Chi ha sparato ha sbagliato mira”, “Dieci, cento, mille Luigi Preiti !", "Preiti doveva aspettare qualche minuto e fare centro" oppure "Peccato, altrimenti c’era un politico in meno da mantenere”.
Qualcuno l'ha scritto di getto dopo aver visto i telegiornali di mezzogiorno o dopo aver fatto un primo giro in Rete. Qualcun altro non ha scritto in preda alla concitazione dell’accaduto, si è preso del tempo, si è informato e poi… ha postato messaggi simili in serata, a bocce ferme. Non vogliamo in questa sede criticare la Rete e social network perché le stesse frasi le abbiamo sentite in metropolitana, al bar o in ufficio.
Senza dubbio è un’aggravante quella di averci pensato su. Ma forse poco cambia:
la bassezza dell’essere umano nell’augurarsi la morte del prossimo non ha limiti di tempo o di spazio. E’ disumano pensare che un uomo meriti di morire ammazzato a colpi di pistola solo perché ricopre la carica di depu
tato o senatore o fa parte di un governo. Non appartiene a un uomo dotato di coscienza e sentimento decidere chi deve morire e chi no. Allo stesso modo non siamo regrediti fino all'epoca romana, quando bastava un pollice verso per condannare a morte una persona.