LA "GAZZETTA" IN VERDE, IL COLORE DEI SOLDI
Non c'è più la mezza stagione e da oggi non c'è più la Gazzetta dello Sport rosa. Crolla un altro punto fermo, come quello delle bandiere nel calcio o della scarsa affidabilità delle mogli degli arbitri: il principale quotidiano sportivo ha abbandonato il popolare colore delle sue pagine in nome del Dio danaro. Via Solferino ha ceduto al colore a sei zeri e ha venduto tutti gli spazi pubblicitari di oggi giovedì 16 dicembre a un film per bambini in uscita domani. Spazi e identità. Peccato. Se ne va un altro punto di riferimento, uno di quelli che porti con te sin da quando cominci a tirar calci a un pallone contro la porta di casa. Uno di quei miti che fa la differenza. Uno di quelli che ti fa partire in bici lunedì 12 luglio 1982 quasi all'alba per comprare quella Gazzetta con scritto "Campioni del mondo", convinto che sia un pezzo da collezione. Anche la "verde" di oggi è un pezzo a suo modo da collezione. Perchè è la fine di un mito.
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giovedì, dicembre 16, 2004
mercoledì, dicembre 15, 2004
UN BLOGGER ALLA CASA BIANCA. ANZI DUE
Chi l'avrebbe mai detto. C'è un blogger nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca. No, state tranquilli e rimanete seduti alla vostra scrivania: le iniziali del pesce fuor d'acqua non sono G.W.B. Si tratta invece di due blogger iracheni, i fratelli Omar e Mohammed Fadhils che da tempo realizzano un bel diario filoamericano da Baghdad. I due hanno ovviamente ringraziato l'uomo più potente del mondo per quanto fatto nel loro Paese dagli Usa e dalla coalizione. Secondo le cronache dell'incontro riportate dalla blogosfera, Bush ha chiesto loro se si sentivano sicuri adesso. La risposta non si è fatta attendere: "Sì. Abbiamo sentito parlare di esplosioni a Baghdad ma non ne abbiamo viste coi nostri occhi. E' una città grande". Poi, avendo appreso che Omar è un dentista, il presidente gli ha gentilmente chiesto di aggiustargli una carie. Mohammed invece ha svelato di aver visto lo staff presidenziale passare in rassegna i blog, proprio come avviene per la carta stampata. "Siamo alla Casa Bianca - hanno chiuso i due - non come cittadini iracheni bensì nei panni di rappresentanti della blogosfera"
Fonte: Buzzmachine
CHE NE PENSI? SCRIVILO AL BARSAURO
Chi l'avrebbe mai detto. C'è un blogger nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca. No, state tranquilli e rimanete seduti alla vostra scrivania: le iniziali del pesce fuor d'acqua non sono G.W.B. Si tratta invece di due blogger iracheni, i fratelli Omar e Mohammed Fadhils che da tempo realizzano un bel diario filoamericano da Baghdad. I due hanno ovviamente ringraziato l'uomo più potente del mondo per quanto fatto nel loro Paese dagli Usa e dalla coalizione. Secondo le cronache dell'incontro riportate dalla blogosfera, Bush ha chiesto loro se si sentivano sicuri adesso. La risposta non si è fatta attendere: "Sì. Abbiamo sentito parlare di esplosioni a Baghdad ma non ne abbiamo viste coi nostri occhi. E' una città grande". Poi, avendo appreso che Omar è un dentista, il presidente gli ha gentilmente chiesto di aggiustargli una carie. Mohammed invece ha svelato di aver visto lo staff presidenziale passare in rassegna i blog, proprio come avviene per la carta stampata. "Siamo alla Casa Bianca - hanno chiuso i due - non come cittadini iracheni bensì nei panni di rappresentanti della blogosfera"
Fonte: Buzzmachine
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lunedì, dicembre 13, 2004
QUANDO IL BLOG FA POLITICA
All'America si guarda sempre con occhi distanti. Soprattutto in tema di politica Bush II è riuscito a rispolverare la divisione tra americani e amerikani. Eppure qualcosa di buono nei palazzi americani c'è. Prendiamo Internet e il fenomeno dei blog. Un senatore dalla faccia dell'antipatico primo della classe ha pensato bene di aprire un blog tutto suo. Contrariamente a quanto si possa pensare però questo weblog non è il solito freddo contenitore di slogan pensati dalla nomenclatura di partito. Niente comunicati stampa, niente dispacci d'agenzia, niente "I love mr Bush". Il senatore Jim Talent, eletto per i Repubblicani nel Missouri, cura in prima persona il suo blog scrivendo quanto vede e quanto pensa. L'esempio lo si è avuto durante una sua missione in Iraq. Giorno dopo giorno Talent ha raccontato la sua giornata e gli incontri, le opionioni raccolte e i suoi personali punti di vista.
Ora provate ad immaginare una versione italiana di un simile blog. Ve lo vedete uno dei nostri onorevoli a raccontare ai suoi elettori in prima persona le sue missioni in giro per lo Stivale? "Ho stretto cento mani... ho inaugurato due scuole... ho incontrato gli azzurri/rossi/verdi/ di Foresto Sparso..."
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All'America si guarda sempre con occhi distanti. Soprattutto in tema di politica Bush II è riuscito a rispolverare la divisione tra americani e amerikani. Eppure qualcosa di buono nei palazzi americani c'è. Prendiamo Internet e il fenomeno dei blog. Un senatore dalla faccia dell'antipatico primo della classe ha pensato bene di aprire un blog tutto suo. Contrariamente a quanto si possa pensare però questo weblog non è il solito freddo contenitore di slogan pensati dalla nomenclatura di partito. Niente comunicati stampa, niente dispacci d'agenzia, niente "I love mr Bush". Il senatore Jim Talent, eletto per i Repubblicani nel Missouri, cura in prima persona il suo blog scrivendo quanto vede e quanto pensa. L'esempio lo si è avuto durante una sua missione in Iraq. Giorno dopo giorno Talent ha raccontato la sua giornata e gli incontri, le opionioni raccolte e i suoi personali punti di vista.
Ora provate ad immaginare una versione italiana di un simile blog. Ve lo vedete uno dei nostri onorevoli a raccontare ai suoi elettori in prima persona le sue missioni in giro per lo Stivale? "Ho stretto cento mani... ho inaugurato due scuole... ho incontrato gli azzurri/rossi/verdi/ di Foresto Sparso..."
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venerdì, dicembre 10, 2004
IRAN, TEMPI DURI PER I BLOG
Il ministro della Cultura iraniana ha dichiarato nuovamente guerra a Internet e, in particolare, ai blog. Lo ha fatto nel corso di un incontro pubblico dove ha invitato gli addetti ai lavori ad individuare chi gestisce siti Internet, scovarli e trasformare i weblog in siti di cultura islamica. Le autorità non credono nemmeno che creare una specie di archivio autorizzato di webmaster e blogger possa fermare la diffusione incondizionata di Internet. Quindi tanto vale dichiarare la guerra santa alla Rete stessa. Di recente numerosi giornalisti iraniani sono finiti dietro le sbarre e i loro siti abilmente reindirizzati in www di propaganda per il governo. Uno dei siti già nel mirino dell'inquisizione islamica è iran-daily.com, i cui contenuti sono vagliati da un apposito comitato.
Fonte: Iranian.ws
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Fonte: Iranian.ws
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MEDITATE GENTE
"La letteratura consiste nell'arte di scrivere qualcosa che sarà letto due volte, il giornalismo in quella di scrivere ciò che deve essere compreso immediatamente" (Cyril Vernon Connolly)
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"La letteratura consiste nell'arte di scrivere qualcosa che sarà letto due volte, il giornalismo in quella di scrivere ciò che deve essere compreso immediatamente" (Cyril Vernon Connolly)
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giovedì, dicembre 09, 2004
IL CALENDARIO DI WARNEWS: SARANNO FAMOSI?
Non sono veline. Non sono attrici nè cantanti. Decisamente, non si tratta di personaggi famosi. Sono profughi del Darfur, sfollati colombiani, ragazzi palestinesi, afghani e congolesi. Sono i protagonisti del calendario "World War Images 2005" di Warnews.it, realizzato grazie alla collaborazione di quattro tra i migliori fotoreporter di guerra italiani: Livio Senigalliesi, Piero Pomponi, Simone Stefanelli e Luca Tommasini.
Per ricevere a casa il calendario è sufficente effettuare una donazione di almeno 10,00 euro all'Associazione Culturale Warnews, che da anni fornisce informazioni su tutti in conflitti armati in atto nel mondo, nella convinzione che "Informare sugli orrori delle guerre è una parte del cammino verso la pace".
Il calendario di Warnews è un'opera unica e originale, da esporre, da collezionare, da contrapporre alla vacuità delle mode e delle tendenze più diffuse. Per un 2005 di pace e di speranza, senza dimenticare la sofferenza di chi vive sulla propria pelle le situazioni di guerra: donne, uomini e bambini che oggi, purtroppo, non sono per nulla famosi. Con l'aiuto di tutti, vogliamo farli diventare delle celebrità.
Per informazioni: www.warnews.it
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Non sono veline. Non sono attrici nè cantanti. Decisamente, non si tratta di personaggi famosi. Sono profughi del Darfur, sfollati colombiani, ragazzi palestinesi, afghani e congolesi. Sono i protagonisti del calendario "World War Images 2005" di Warnews.it, realizzato grazie alla collaborazione di quattro tra i migliori fotoreporter di guerra italiani: Livio Senigalliesi, Piero Pomponi, Simone Stefanelli e Luca Tommasini.
Per ricevere a casa il calendario è sufficente effettuare una donazione di almeno 10,00 euro all'Associazione Culturale Warnews, che da anni fornisce informazioni su tutti in conflitti armati in atto nel mondo, nella convinzione che "Informare sugli orrori delle guerre è una parte del cammino verso la pace".
Il calendario di Warnews è un'opera unica e originale, da esporre, da collezionare, da contrapporre alla vacuità delle mode e delle tendenze più diffuse. Per un 2005 di pace e di speranza, senza dimenticare la sofferenza di chi vive sulla propria pelle le situazioni di guerra: donne, uomini e bambini che oggi, purtroppo, non sono per nulla famosi. Con l'aiuto di tutti, vogliamo farli diventare delle celebrità.
Per informazioni: www.warnews.it
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martedì, novembre 23, 2004
2004: 128 GIORNALISTI AL FRESCO
In tutto il mondo sono stati arrestati quest'anno 128 giornalisti durante l'espletamento del loro lavoro, secondo dati divulgati a Berlino da Reporter senza frontiere nella giornata internazionale dei 'Giornalisti dietro le sbarre'. Il numero dei giornalisti fermati arriva a oltre 500. Fra i Paesi piu' pericolosi per i rappresentanti dei media figurano la Cina, Cuba, l'Iran e la Birmania. "Reporter senza frontiere" si è appellata a questi Paesi perchè liberino i giornalisti arrestati. Solo a Cuba e in Cina i giornalisti agli arresti sono 16 per ciascun Paese, in Iran 15, in Eritrea 14, in Nepal e Birmania 11 ciascuno. "Il loro solo reato era quello di informare l'opinione pubblica", critica l'organizzazione in un comunicato.
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In tutto il mondo sono stati arrestati quest'anno 128 giornalisti durante l'espletamento del loro lavoro, secondo dati divulgati a Berlino da Reporter senza frontiere nella giornata internazionale dei 'Giornalisti dietro le sbarre'. Il numero dei giornalisti fermati arriva a oltre 500. Fra i Paesi piu' pericolosi per i rappresentanti dei media figurano la Cina, Cuba, l'Iran e la Birmania. "Reporter senza frontiere" si è appellata a questi Paesi perchè liberino i giornalisti arrestati. Solo a Cuba e in Cina i giornalisti agli arresti sono 16 per ciascun Paese, in Iran 15, in Eritrea 14, in Nepal e Birmania 11 ciascuno. "Il loro solo reato era quello di informare l'opinione pubblica", critica l'organizzazione in un comunicato.
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giovedì, novembre 18, 2004
ANATOCISMO ONLINE
Grandissimo popolo dei blogger: in tempo reale nasce un blog per aiutare la gente a recuperare il maltolto.
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Grandissimo popolo dei blogger: in tempo reale nasce un blog per aiutare la gente a recuperare il maltolto.
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martedì, novembre 16, 2004
MEZZA AMERICA SI SCUSA COL MONDO
Se il mondo intero fosse stato chiamato in causa nelle elezioni americane, il vincitore sarebbe stato John Kerry. Questa cazzata l'abbiamo sentita per settimane, ci ha inorgoglito anche se si tratta di parole - giustamente - al vento. Fortunatamente c'è ancora poco meno di mezza America che non è salita sul carro del vincitore texano. E quella mezza America parla al mondo intero, il Grande Elettore. Lo fa tramite un sito dal titolo esplicativo: "CHIEDIAMO SCUSA A TUTTI". Nell'incipit dell'ultimo post sta il senso di tutto il sito:
Qualcuno di noi sta cercando di capire e apprezzare l'effetto delle recenti elezioni americane su di te, cittadino del resto del mondo. Nononostante il nostro cosidetto leader stia raddoppiando i suoi sforzi per avere la meglio anche su di voi, per favore ricordate che molti di noi sono veramente molto dispiaciuti per quanto accaduto. E lo siamo anche per il comportamento di chi non ha fatto come noi
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Se il mondo intero fosse stato chiamato in causa nelle elezioni americane, il vincitore sarebbe stato John Kerry. Questa cazzata l'abbiamo sentita per settimane, ci ha inorgoglito anche se si tratta di parole - giustamente - al vento. Fortunatamente c'è ancora poco meno di mezza America che non è salita sul carro del vincitore texano. E quella mezza America parla al mondo intero, il Grande Elettore. Lo fa tramite un sito dal titolo esplicativo: "CHIEDIAMO SCUSA A TUTTI". Nell'incipit dell'ultimo post sta il senso di tutto il sito:
Qualcuno di noi sta cercando di capire e apprezzare l'effetto delle recenti elezioni americane su di te, cittadino del resto del mondo. Nononostante il nostro cosidetto leader stia raddoppiando i suoi sforzi per avere la meglio anche su di voi, per favore ricordate che molti di noi sono veramente molto dispiaciuti per quanto accaduto. E lo siamo anche per il comportamento di chi non ha fatto come noi
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giovedì, novembre 11, 2004
MENTANA LASCIA IL TG5
Un fulmine a ciel sereno. Enrico Mentana annuncia in diretta la sua uscita dal Tg5. Al suo posto Carlo Rossella. Tredici anni di direzione e scalata di ascolti. Complimenti
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Un fulmine a ciel sereno. Enrico Mentana annuncia in diretta la sua uscita dal Tg5. Al suo posto Carlo Rossella. Tredici anni di direzione e scalata di ascolti. Complimenti
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venerdì, novembre 05, 2004
FRATTINEIDE
Ci lascia il terzo ministro degli Esteri di questa legislatura. Sarà lui il secondo commissario italiano alla Ue. E il primo commissario designato torna nel governo ma con un portafoglio diverso. Alla faccia della compattezza della squadra.
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Ci lascia il terzo ministro degli Esteri di questa legislatura. Sarà lui il secondo commissario italiano alla Ue. E il primo commissario designato torna nel governo ma con un portafoglio diverso. Alla faccia della compattezza della squadra.
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giovedì, novembre 04, 2004
SALMAN RUSHDIE, THEO VAN GOGH: DUE PESI, DUE MISURE
Probabilmente gli occhi del mondo erano puntati altrove. Magari erano già luccicanti per la rielezione di George W. Eppure quanto accaduto in Olanda è gravissimo. Theo Van Gogh, regista ed editorialista, è stato ammazzato mentre passeggiava per la strada. Ammazzato in strada, come facevano le Brigate Rosse negli Anni di Piombo. Ma ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati? A prendersi senza diritto la vita di un'altra persone è stato un estremista islamico, acceccato dall'ira per un film girato dalla vittima su donne e violenza nel mondo islamico. Un film, un pallottola, una vita spezzata nel cuore dell'Europa. Vergogna. Vergogna senza limiti.
La notizia non ha avuto il dovuto risalto. Pensate a quanto accade vent'anni fa (o giù di lì) per i Versetti Satanici di Salman Rushdie. Una fatwa e lo scrittore condannato a morte dall'Iran. E quanto se ne parlò. Stavolta la fatwa non è servita. E' bastata una pallottola.
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Probabilmente gli occhi del mondo erano puntati altrove. Magari erano già luccicanti per la rielezione di George W. Eppure quanto accaduto in Olanda è gravissimo. Theo Van Gogh, regista ed editorialista, è stato ammazzato mentre passeggiava per la strada. Ammazzato in strada, come facevano le Brigate Rosse negli Anni di Piombo. Ma ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati? A prendersi senza diritto la vita di un'altra persone è stato un estremista islamico, acceccato dall'ira per un film girato dalla vittima su donne e violenza nel mondo islamico. Un film, un pallottola, una vita spezzata nel cuore dell'Europa. Vergogna. Vergogna senza limiti.
La notizia non ha avuto il dovuto risalto. Pensate a quanto accade vent'anni fa (o giù di lì) per i Versetti Satanici di Salman Rushdie. Una fatwa e lo scrittore condannato a morte dall'Iran. E quanto se ne parlò. Stavolta la fatwa non è servita. E' bastata una pallottola.
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NON TUTTO IL MALE VIENE PER... BUSH
George W. ha vinto. Anzi ha trionfato. Tutti contenti o quasi. Il texano che non sapeva chi fossero i talebani salvo poi ospitarne qualcuno nel ruo ranch sarà l'uomo più forte del mondo per altri quattro anni. Appunto: quattro anni e poi basta con la dinastia Bush (almeno si spera). L'importante è arrivare tutti noi vivi alla fine del suo mandato.
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George W. ha vinto. Anzi ha trionfato. Tutti contenti o quasi. Il texano che non sapeva chi fossero i talebani salvo poi ospitarne qualcuno nel ruo ranch sarà l'uomo più forte del mondo per altri quattro anni. Appunto: quattro anni e poi basta con la dinastia Bush (almeno si spera). L'importante è arrivare tutti noi vivi alla fine del suo mandato.
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venerdì, ottobre 29, 2004
E' TORNATO BIN LADEN
Devono essere elezioni davvero fondamentali quelle di martedì negli Stati Uniti perchè si è mosso anche Osama Bin Laden. Pochi minuti fa infatti si è interrotta la speranza di sapere quest'uomo finito sotto terra: il leader di Al Qaeda ha inviato una videocassetta ad Al Jazeera dove sparge veleno e minacce sugli Stati Uniti. Era un anno che di Osama non v'era traccia filmata ma l'incantesimo è finito. Chissà quanti voti sposterà, chissà se la sua improvvisa comparsa è legata in qualche modo alla censura della Cbs di un nastro di minaccia agli States a poche ore dal voto. Fattostà che lo sceicco più sanguinario della storia recente è vivo e rappresenta ancora un incubo per l'Occidente intero.
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Devono essere elezioni davvero fondamentali quelle di martedì negli Stati Uniti perchè si è mosso anche Osama Bin Laden. Pochi minuti fa infatti si è interrotta la speranza di sapere quest'uomo finito sotto terra: il leader di Al Qaeda ha inviato una videocassetta ad Al Jazeera dove sparge veleno e minacce sugli Stati Uniti. Era un anno che di Osama non v'era traccia filmata ma l'incantesimo è finito. Chissà quanti voti sposterà, chissà se la sua improvvisa comparsa è legata in qualche modo alla censura della Cbs di un nastro di minaccia agli States a poche ore dal voto. Fattostà che lo sceicco più sanguinario della storia recente è vivo e rappresenta ancora un incubo per l'Occidente intero.
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martedì, ottobre 26, 2004
UN ALTRO MICHAEL MOORE
Si chiama Nicholson Baker il Michael Moore della carta stampata. Baker è meno conosciuto dal grande pubblico, in grado di spostare sicuramente meno voti pro- Kerry ma forse più sottile e obiettivo. Un punto hanno in comune i due: nel loro mirino c’è George Walker Bush, il presidente dell’America in guerra. Nicholson addirittura ha piazzato il ritratto dell’ex governatore della California nella copertina del suo libro, dal titolo sin troppo eloquente Checkpoint.
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Si chiama Nicholson Baker il Michael Moore della carta stampata. Baker è meno conosciuto dal grande pubblico, in grado di spostare sicuramente meno voti pro- Kerry ma forse più sottile e obiettivo. Un punto hanno in comune i due: nel loro mirino c’è George Walker Bush, il presidente dell’America in guerra. Nicholson addirittura ha piazzato il ritratto dell’ex governatore della California nella copertina del suo libro, dal titolo sin troppo eloquente Checkpoint.
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mercoledì, ottobre 20, 2004
WHAT'S LEGALITA'
L'Italia si piazza al quarantaduesimo posto nella graduatoria dei Paesi meno corrotti del mondo e perde sette posizioni rispetto al 2003. Emerge dall'annuale graduatoria della corruzione di politici e funzionari statali pubblicato dall'organizzazione Transparency International di Berlino. La classifica è guidata anche dalla Finlandia con 9,7 punti (il punteggio si abbassa quando sale la corruzione), davanti a Nuova Zelanda (9,6), Danimarca e Islanda (appaiate a 9,5) e Singapore (9,3). L'Italia con 4,8 punti è al quarantaduesimo posto insieme
all'Ungheria.
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L'Italia si piazza al quarantaduesimo posto nella graduatoria dei Paesi meno corrotti del mondo e perde sette posizioni rispetto al 2003. Emerge dall'annuale graduatoria della corruzione di politici e funzionari statali pubblicato dall'organizzazione Transparency International di Berlino. La classifica è guidata anche dalla Finlandia con 9,7 punti (il punteggio si abbassa quando sale la corruzione), davanti a Nuova Zelanda (9,6), Danimarca e Islanda (appaiate a 9,5) e Singapore (9,3). L'Italia con 4,8 punti è al quarantaduesimo posto insieme
all'Ungheria.
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venerdì, ottobre 08, 2004
ANCHE LA CIA STA CON KERRY?
Prima Rumsfeld si lascia scappare che Saddam non c'entrava un beneamato piffero con Bin Laden. Poi la Cia rincara la dose spiegando che l'Iraq nel 2003 era molto meno pericoloso rispetto al 1991...
CHE IL VENTO SIA GIA' CAMBIATO?
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Prima Rumsfeld si lascia scappare che Saddam non c'entrava un beneamato piffero con Bin Laden. Poi la Cia rincara la dose spiegando che l'Iraq nel 2003 era molto meno pericoloso rispetto al 1991...
CHE IL VENTO SIA GIA' CAMBIATO?
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lunedì, ottobre 04, 2004
BIAGI E QUEL SILENZIO DI FAZIO
E' durato due anni e mezzo l'esilio forzato di Enzo Biagi dalla televisione pagata da tutti gli italiani. Due anni e mezzo nei quali il giornalista "sovversivo" ha rifiutato senza dubbio decine di proposte di lavoro o di ospitate nei programmi della tv di Stato. Poi ha detto sì a Fazio (un altro in rampa di lancio nelle liste di epurazione) e ha risposto per mezz'ora alle sue domande su Rai Tre (unica isola dei non-famosi). Tanti i temi toccati, memorabile quel "Max e Tux" in risposta alla domanda del conduttore "cosa le manda della tv".
Un passaggio ha suscitato particolare tristezza. Vista l'attualità Fazio ha chiesto al suo interlocutore cosa ne pensasse del faccia a faccia in tv tra Kerry e Bush. Biagi ha risposto di non stare della parte di chi vota la guerra, definendo il contraddittorio come una base della democrazia. Di ritorno in studio, Fazio stava per dire una frase del tipo: "quindi in Italia non sarebbe mai possibile". Ma la scure della censura dev'essere entrata in azione da sola e Fazio ha sospirato e taciuto.
Siamo arrivati a questo punto. Meditate gente...
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E' durato due anni e mezzo l'esilio forzato di Enzo Biagi dalla televisione pagata da tutti gli italiani. Due anni e mezzo nei quali il giornalista "sovversivo" ha rifiutato senza dubbio decine di proposte di lavoro o di ospitate nei programmi della tv di Stato. Poi ha detto sì a Fazio (un altro in rampa di lancio nelle liste di epurazione) e ha risposto per mezz'ora alle sue domande su Rai Tre (unica isola dei non-famosi). Tanti i temi toccati, memorabile quel "Max e Tux" in risposta alla domanda del conduttore "cosa le manda della tv".
Un passaggio ha suscitato particolare tristezza. Vista l'attualità Fazio ha chiesto al suo interlocutore cosa ne pensasse del faccia a faccia in tv tra Kerry e Bush. Biagi ha risposto di non stare della parte di chi vota la guerra, definendo il contraddittorio come una base della democrazia. Di ritorno in studio, Fazio stava per dire una frase del tipo: "quindi in Italia non sarebbe mai possibile". Ma la scure della censura dev'essere entrata in azione da sola e Fazio ha sospirato e taciuto.
Siamo arrivati a questo punto. Meditate gente...
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giovedì, settembre 30, 2004
POLEMICA DA PAESE DI SERIE C
Tutto fila via come copione. Riportate a casa le Simone scoppia l'immancabile polemica. Una polemica da Italietta, da paese di borgata. Invece di discutere sul riscatto o meno (anche se i margini sono evidentemente ridotti), le sottili menti del nostro Paese e dei BarSport di mezz'Italia si accapigliano perchè le Simone non hanno pubblicamente reso omaggio a questo esecutivo che le ha riportate a casa. Siamo all'aria fritta. Al processo alle intenzioni. Le trattative e il pagamento del riscatto sono state condotte per ottenere un grazie pubblico? O per portarle a casa sane e salve. Non diciamo sciocchezze: tra le prime persone incontrate in Italia, le ex-rapite hanno incontrato il premier. Volete che non gli abbiamo detto un grazie? Ma siamo matti ad incazzarci per queste volontarie che hanno citato i musulmani e non Palazzo Chigi?
E' da vigliacchiaugurarsi - a ringraziamento non avvenuto - il ritorno di due italiane in Iraq solo perchè "le sequestrino di nuovo". Così come codardi erano quelli che dicevano "con tutto il bene che c'è da fare in Italia proprio là dovevano andare?. Se la son cercata..."
E non improvvisiamoci moralisti per un milione di dollari di "soldi pubblici", equivalenti a due vite umane.
CHE NE PENSI? SCRIVILO AL BARSAURO
Tutto fila via come copione. Riportate a casa le Simone scoppia l'immancabile polemica. Una polemica da Italietta, da paese di borgata. Invece di discutere sul riscatto o meno (anche se i margini sono evidentemente ridotti), le sottili menti del nostro Paese e dei BarSport di mezz'Italia si accapigliano perchè le Simone non hanno pubblicamente reso omaggio a questo esecutivo che le ha riportate a casa. Siamo all'aria fritta. Al processo alle intenzioni. Le trattative e il pagamento del riscatto sono state condotte per ottenere un grazie pubblico? O per portarle a casa sane e salve. Non diciamo sciocchezze: tra le prime persone incontrate in Italia, le ex-rapite hanno incontrato il premier. Volete che non gli abbiamo detto un grazie? Ma siamo matti ad incazzarci per queste volontarie che hanno citato i musulmani e non Palazzo Chigi?
E' da vigliacchiaugurarsi - a ringraziamento non avvenuto - il ritorno di due italiane in Iraq solo perchè "le sequestrino di nuovo". Così come codardi erano quelli che dicevano "con tutto il bene che c'è da fare in Italia proprio là dovevano andare?. Se la son cercata..."
E non improvvisiamoci moralisti per un milione di dollari di "soldi pubblici", equivalenti a due vite umane.
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mercoledì, settembre 29, 2004
E' FINITA
Le Simone sono tornate a casa. L'Italia tira un sospiro di sollievo e oggi si litiga già sul fatto che il riscatto sia stato pagato o meno. Domani ci si prenderà per i capelli sul ritiro dall'Iraq. Questa è l'Italia. Con due Simone in più
CHE NE PENSI? SCRIVILO AL BARSAURO
Le Simone sono tornate a casa. L'Italia tira un sospiro di sollievo e oggi si litiga già sul fatto che il riscatto sia stato pagato o meno. Domani ci si prenderà per i capelli sul ritiro dall'Iraq. Questa è l'Italia. Con due Simone in più
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